
Verso la conclusione si scontrano il Cinema Visionario di Cronenberg e il Cinema del Reale di ABBASI, ma il dibattito si sposta inevitabilmente sulle ferite non rimarginate di Bernardo Bertolucci e il suo Ultimo Tango a Parigi
(カンヌ出身のルイージ・ノエラとマリア・ヴィットリア・バッタリア、ヴィットリオ・デ・アグロの協力による作品 (RS) – 写真はカンヌ映画祭のご厚意により掲載されています)
競争
THE APPRENTICE アリ・アバシ
シノプシス: Il primo lungometraggio in lingua inglese del regista iraniano-danese Abbasi mostra Donald Trump nei panni di un giovane dirigente immobiliare nella New York degli anni ’70 in un “accordo faustiano” con l’avvocato e faccendiere Roy Cohn – da una sceneggiatura dell’autore di The Loudest Voice In The Room di Gabriel Shermann.
レビュー: Vi ricordate il tormentone di Fahrenheit 11/9 di Michael Moore del 2018 che ci spiegava a modo suo l’ascesa di Trump al potere. Ebbene in “The apprentice” anche Ali Abbasi, si propone di raccontare le origini del Trumpismo con una docufiction dal sapore televisivo. Trump viene descritto, come un ragazzo timido e impacciato, schiacciato dalla figura paterna, che si è trasformato in un assertore della bugia e della manipolazione.
L’incipit è dato da un filmato di repertorio che vede il presidente repubblicano Richard Nixon negare pubblicamente di aver mai mentito, fatto spiare i suoi avversari politici e tratto vantaggio dalla sua posizione. Pochi mesi dopo Nixon sarà costretto a dimettersi per il caso Watergate.
L’incontro causale (ma sarà proprio vero?) con un signore magnetico e cortese Roy Cohn, celebre avvocato dai molteplici contatti e dai pochissimi scrupoli, capace di condizionare la vita politica ed economica della Grande America.
Cohn diventa ben presto il mentore e consigliere del fenomeno Trump. L’uomo usa tutta la sua influenza per impedire una causa che avrebbe portato al fallimento dell’azienda edile di Trump Senior, e in seguito sostiene l’ambizione di Donald nel costruire la celebre Trump Tower. E gli insegna tre regole auree per eccellere nell’arte di fare affari: attaccare sempre, negare tutto e non accettare mai una sconfitta.
Nella seconda parte del film, si vede come Trump abbia recepito e fatto sua la lezione, arrivando a superare il maestro e ribaltando i rapporti di forza con Cohn. Emblematica in questo senso è l’ultima scena di “The Apprentice”, con il mentore, ormai in fin di vita, che mostra delusione e disgusto per la persona che ha contribuito a creare. Ma sarà verò anche questo?
“The Apprentice” ci da un’idea di chi potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti. Di nuovo. Ma tanto è tutto inutile, più menti più fai presa sull’elettorato che democraticamente ti vota.
THE SHROUDS di David CRONENBERG
シノプシス: THE SHROUDS ci racconta come un uomo d’affari in lutto inventa un sudario che si collega ai morti
レビュー il Maestro del body horror ha sorpreso Cannes 2024, con un film molto diverso dalle aspettative. “The Shrouds” presentato come un horror , è decisamente un storia cupa, nera, ma come sono il dolore di una perdita, l’elaborazione del lutto della moglie amata.
La morte diventa poi sempre più centrale quando ci si avvicina al “confronto ” con essa. David Croneberg per esorcizzare entrambe le tematiche e chissà sperando di trovare una quiete nel proprio cuore , ha voluto mettere in scena le proprie paure ed ossessioni affidando a Vincent Cassel il compito di essere il suo alter ego sulla scena.
Crediamo che il modo più onesto e corretto di valutare “The Shrouds,” sia quello introspettivo e personale del regista, che ha voluto condividere il proprio travaglio con lo spettatore. Alla luce di ciò, probabilmente non ha molto senso esaminare una sceneggiatura che risente negativamente dalla scelta biografica del regista.
The Shrouds racconta il dolore, mette in scena le ossessioni dell’uomo Croneberg, che il regista ha cercato di dare un contesto creativo e narrativo con risultati però deludenti, ad eccezione dell’idea alla Croneberg che in futuro esisterà una catena di ristoranti dentro i cimiteri e la nascita di un app per vedere il corpo del defunto “deteriorarsi “nella tomba.
Vincent Cassel si è generosamente buttato in questo compito così delicato, ma rimanendo paradossalmente intrappolato in un interpretazione abbastanza piatta, priva di guizzi e soprattutto d’empatia con lo spettatore.
Anche Diane Kruger è rimasta bloccata da questo cortocircuito creativo-personale del regista, nonostante interpreti il doppio ruolo di Becca e Terry rispettivamente moglie defunta e sorella gemella da sempre innamorata del cognato
In conclusione The Shrouds va visto e sentito come il lungo addio alla persona amata ed un monito ad non cedere alle paranoie ed ossessioni derivanti dal dolore.
競争から外れている – カンヌプレミア
MARIA di Jessica Palud
シノプシス: Si riapre dopo tanti anni la ferita della protagonista, una giovanissima attrice di nome Maria Schneider (Anamaria Vartolomei). Quando viene scelta da un regista italiano in piena ascesa come Bernardo Bertolucci (Giuseppe Maggio) per recitare affianco a una star del calibro di Marlon Brando in “Ultimo tango a Parigi”, Maria è piena di speranze. Il successo è sorprendente ma dietro alle abbaglianti luci della celebrità ci sono sfruttamento e umiliazione. Il set del film si svolge a porte chiuse e comprende sessioni di sesso e violenza che la giovane attrice deve accettare senza opporsi. Maria non era preparata a tutto questo e nemmeno alla fama e allo scandalo che le rovineranno la vita.
レビュー: Il doloroso caso di Maria Schneider vissuto sul set del discusso e controverso “Ultimo Tango a Parigi, ancora oggi divide ed inquieta L’opinione pubblica
Siamo ben lontani dal #Metoo che ha scoperchiato il marcio che ruota intorno e dentro al mondo del cinema.
Maria Schneider è stata cresciuta dalla sola madre, poiché frutto di una relazione extraconiugale del padre, discreto attore di cinema. Maria sente il bisogno di conoscere , vedere suo padre e quella serie di incontri avuti anche sul set, fanno scattare nella ragazza il desiderio di diventare attrice.
La madre di Maria , furiosa per quest’avvicinamento della figlia al mondo del suo ex amante, la manda letteralmente fuori di casa .
Sarà una rottura netta e totale per cui Maria soffrira molto , sentendosi ingiustiziamente abbandonstaq.
Maria tocca il cielo con un dito quando Bernardo Bertolucci la sceglie per il suo ultimo film con la motivazione di aver bisogno “di una ragazza innocente, ingenua ,di un insegnante di di inglese inglese e di di pura”.
Con il senno di poi la frase pronunciata dal regista italiano, faceva emergere perché avesse voluto un’ attrice alle prime armi.
Maria vive il set di “Ultimo tango a Parigi” con grande passione, professionalità e mostrando di tenere “testa” al grande Marlon Brando. Maria legge, studia il copione, ma in ultima analisi si fida ed affidati ai consigli di Bertolucci ed ai suggerimenti di Marlon Brando sul set.
L’ormai celebre scena dello stupro con il burro si deve leggere e vivere come il tradimento della fiducia, la slealtà messa in atto dal regista e dall’attore nei confronti del corpo e della mente della donna Maria prima ancora dell’attrice. Quella prolungata violenza compiuta con Maria bloccata a terra e piangente davanti all’omertosa complicità della troupe, ruppe in modo irrimediabilmente qualcosa dentro Maria.
Maria perse innocenza e ingenuità in un colpo solo scivolando verso gli abissi dell’eroina e dell’autodistruzione per non sentire il dolore ed i ricordi di una violenza che riviveva ogni giorno dentro di sé.
Jessica Palud ricostruisce con attenzione e cura le tappe della vita di Maria che la porteranno sul set di Ultimo Tango , per poi cambiare registro e toni del racconto virando su un disperato, terribile ed inarrestabile processo di auto distruzione.
Una caduta negli abissi dell’anima, da cui è difficilissimo riemergere .
Maria è Anamaria Vartolomei, già apprezzata con “L’avvenimento ” a Venezia nel 2021, e qui non soltanto conferma il proprio valore, ma compie un ulteriore salto qualitativo, offrendo allo spettatore tre meravigliose versioni di Maria:ingenua, felice, tradita.
Anamaria Vartolomei sembra già un attrice esperta, carismatica, versatile e poliedrica.
Non ha alcun timore nel reggere il peso di un intero film , segnandone positivamente il risultato grazie o quasi alla sua performance.
Questo film senza la presenza della Vartolomei sarebbe una pellicola dignitosa ma nulla di più.
Maria rende giustizia alla violenza fisica e psicologica subita dalla Schneider , magari dando coraggio ad altre attrici vittime di set troppo maschilisti Annamaria Vartolomei illumina la scena , e ci piace immaginare che nel farlo , da lassù la vera Maria abbia apprezzato e sorriso a questa collega dal futuro radioso.
ヴィットリオ・デ・アグロ (RS)