#VENISE80 – 30/8 -9/9/2023 SPÉCIAL #7: (JOURNÉE 3) Diario dal Lido

(da Venezia Luigi Noera con la gentile collaborazione di Maria Vittoria Battaglia e Vittorio De Agrò (RS) – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Biennale)

L’Iran e la voglia di libertà raccontati in una collaborazione fra i registi Guy Nattiv e Zar Amir (Israele/Iran)

Synopsis: A metà dei campionati mondiali di Judo, la judoista iraniana Leila e la sua allenatrice Maryam ricevono un ultimatum da parte della Repubblica Islamica, che ordina a Leila di fingere un infortunio e perdere, per evitare di essere bollata come traditrice dello Stato. Con la propria libertà e quella della sua famiglia in gioco, Leila si trova di fronte a una scelta impossibile: obbedire al regime iraniano, come la sua allenatrice Maryam la implora di fare, o continuare a combattere per l’oro. Tatami è il primo lungometraggio co diretto da una regista iraniana e da uno israeliano.

Revoir: Tatami è il tappeto dove si svolgono le gare di Judo.

Assistiamo alle minacce del regime dittatoriale iraniano a cui è soggetta la giovane atleta Leila Hosseini, giocatrice di punta della squadra iraniana di judo. Infatti ‘c’è la concreta possibilità che si qualifichi per i giochi olimpici fuori del paese e debba vedersela con un atleta israeliano. Per le “Autorità” iraniane questo è un fatto inconcepibile vista la nota inimicizia politica dei due Paesi perennemente in una guerra non dichiarata ma reale.

I due registi paradossalmente mettono in evidenza quale sia la distanza tra il paese reale e quello politico, ma soprattutto l’assenza di libertà in Iran.

La collaborazione unica tra un regista iraniano e uno israeliano, Zar Amir (Holy Spider) e Guy Nattiv (Golda), trasforma uno scenario inizialmente semplice in un dramma sempre più teso e coinvolgente.

Arriva ai campionati mondiali di Tbilisi, en Géorgie, convinta di avere buone possibilità di vincere una medaglia e forse anche il primo oro del suo paese. Assistiamo alla sua determinazione mentre pedala con grinta su una bicicletta, spingendosi a perdere grammi preziosi e a entrare nella categoria di peso da 60 kg. È accompagnata dall’allenatrice ed ex concorrente Maryam.

Tagliato fuori dall’esterno, il dedalo di lunghi corridoi scarsamente illuminati, uffici e spazi di allenamento sembrano rappresentare qualcosa di claustrofobico e soffocante.

All’inizio del film, la devota famiglia di Leila da Teheran alla vittoria.

Ma poi la pressione governativa inizia a crescere mentre assistiamo alla serie di minacce e tangenti impiegate per convincere Leila che fingere un infortunio o ritirarsi dalla competizione è la sua unica opzione.

Il modo in cui Leila affronta le implicazioni per i suoi cari, i compagni di squadra e l’allenatore diventa il cuore del film.

Attraverso flashback del matrimonio con Nader e i momenti spensierati con il giovane figlio. Entrambi sono ancora a Teheran e probabilmente subiranno danni collaterali dalle autorità in dipendenza di una voglia di libertà della protagonista.

Con ritmo rocambolesco il film prende il volo e il marito e il figlio riescono a fuggire dall’Iran cosicchè l’atleta e la sua allenatrice vanno avanti per la loro strada di libertà ed un anno dopo le vediamo accolte dal team della squadra olimpica dei rifugiati da anni simbolo di resistenza nel mondo libero.

Ma ecco il commento dei registi

È un immenso onore collaborare con quelle che considero autentiche forze creative della natura – Zar, Arienne ed Elham – per dare vita a questa importante storia. Per noi è più di un film. È una dichiarazione creativa rivolta al mondo, mentre migliaia di iraniani innocenti stanno pagando per la libertà a prezzo della propria vita. Guy Nattiv

La storia che raccontiamo in questo film è la storia di troppi atleti iraniani che hanno perso le opportunità della vita e sono stati talvolta costretti a lasciare il proprio Paese e i propri cari a causa del conflitto tra sistemi e governi. Possa questa collaborazione artistica e cinematografica con Guy essere un omaggio alla loro memoria, al di là delle frenesie dell’odio cieco e della distruzione reciproca. Zar Amir-Ebrahimi

luigi Noera

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