#CANNES76 – 16/27 Mai 2023 SPEZIELL #15 (TAG 6): Marinas kritische Überfälle auf die Croisette

Tag6-Cannes-76

Das Festival erreicht seine Halbzeit

(aus Cannes Luigi Noera und Marina Pavido – Die Fotos werden mit freundlicher Genehmigung der Filmfestspiele von Cannes veröffentlicht)

An diesem sechsten Tag der Filmfestspiele von Cannes 2023, An Enttäuschungen und echten Offenbarungen mangelte es nicht. Angekommen, deshalb, auf halbem Weg seiner Reise, Das Festival erweist sich als reichhaltiger und abwechslungsreicher als je zuvor. Sofort, eine Übersicht einiger vorhandener Filme.

WETTBEWERB

ANATOMIE D’UNE CHUTE di Justine TRIET

Sandra, Samuel und ihr sehbehinderter Sohn 11 Alter, Daniel, vivono da un anno lontano da tutto in montagna. Un giorno Samuel viene trovato morto ai piedi della loro casa. Viene aperta un’indagine per morte sospetta. Sandra viene presto accusata: suicidio o omicidio? Ein Jahr später, Daniel assiste al processo della madre, una vera e propria dissezione della coppia. Luigi Noera hat es für uns gesehen (REVIEW).

d61FIREBRAND di Karim AÏNOUZ

In corsa per l’ambita Palma d’Oro al Festival von Cannes 2023, ecco arrivare una storia tutta al femminile. Una storia che, in der Tat, tutti conosciamo. La storia di Catherine Parr, sesta e ultima moglie di Enrico VIII, del suo turbolento periodo da reggente e delle sue battaglie in favore del protestantesimo. Stiamo parlando del lungometraggio Firebrand, diretto da Karim Aïnouz e che, in seguito alla sua presentazione in anteprima mondiale, si è rivelato, in der Tat, piuttosto deludente. Ma andiamo per gradi.

Per l’occasione, deshalb, la protagonista è stata impersonata da Alicia Vikander, mentre il suo consorte è un irriconoscibile Jude Law. Catherine ha sempre sostenuto segretamente le teorie professate da Anne Askew, successivamente giustiziata sul rogo in quanto eretica. Nel momento in cui la donna verrà a sapere della sua morte, i rapporti con suo marito (a sua volta sempre più diffidente nei suoi confronti, in quanto fermamente convinto che la donna abbia aiutato finanziariamente la Askew) si deterioreranno sempre più. Fino a un inevitabile epilogo.

Firebrand, deshalb, è indubbiamente un’opera ambiziosa. Costumi pomposi e opulente ambientazioni ben caratterizzano il contesto storico in cui ci troviamo, ma, di fianco a un così largo impiego di fondi, il lungometraggio finisce irrimediabilmente per rivelarsi un film pericolosamente retorico, con non poche forzature al proprio interno e personaggi che assumono quasi le caratteristiche di macchiette (e ciò riguarda – ahimé – anche il povero Jude Law). Tanto fumo, niente arrosto. E persino la particolare rilettura della storia qui effettuata finisce per sgonfiarsi come un palloncino.

EIN BLICK IN EINIGEN

THE BREAKING ICE di Anthony CHEN

È inverno a Yanji, una città della Cina settentrionale, al confine con la Corea. Haofeng, arrivato da Shanghai per un matrimonio, si sente un poperso. Per caso incontra Nana, una giovane guida turistica, da cui si sente subito attratto. Lei gli presenta Xiao, un amico cuoco. I tre legano rapidamente per un piatto preparato da Xiao. Questo incontro intenso li mette di fronte alla loro storia e ai loro segreti. I loro desideri sopiti si svelano lentamente, come i paesaggi e le foreste innevate del Monte Changbai. Luigi Noera hat es für uns gesehen (REVIEW).

d62IF ONLY I COULD HIBERNATE di Zoljargal PUREVDASH

Una piacevole sorpresa all’interno della sezione ein certain Regard in questo 76° Festival von Cannes, stattdessen, ci è arrivata dal giovane regista mongolo Zoljargal Purevdash, die, mit If only ich could hibernate, seine erste Arbeit, ci ha regalato un lungometraggio sincero e doloroso, ma anche pregno di una sempre piacevole speranza.

Die inszenierte Geschichte, deshalb, è quella del giovane e promettente Ulzii, il quale vive in un remoto villaggio della Mongolia insieme a sua mamma e ai suoi due fratellini. Il ragazzo sogna di vincere una borsa di studio in matematica e fisica e per ottenere ciò lavora duramente. Dinge, jedoch, si faranno più difficili nel momento in cui sua mamma troverà lavoro lontano da casa e Ulzii dovrà trovare un lavoro per poter mantenere i fratelli minori. Il freddo rigido del villaggio in cui vivono, sein Teil, non sarà affatto d’aiuto.

If only ich could hibernate, deshalb, vede il suo massimo punto di forza in un ruvido realismo, più che mai necessario al fine di farci conoscere ogni singolo aspetto della vita di periferia e di chi vive ai margini della società. der Direktor, sein Teil, trattando i paesaggi alla stregua di veri e propri personaggi in grado di influenzare fortemente il destino del giovane protagonista, ci ha raccontato una storia sì cruda e spietata, ma anche particolarmente tenera, poetica e commovente. La storia di chi, con le sue forze e lottando duramente ogni giorno, fa di tutto per raggiungere, schließlich, un futuro migliore.

AUSSERHALB DES WETTBEWERBS

MIDNIGHT SCREENINGS

d63PROJECT SILENCE di Kim Tae-gon

Esplosioni, incidenti d’auto, pericolosi cani rabbiosi che si scagliano contro chiunque si trovi nelle loro vicinanze, un misterioso progetto che potrebbe rivelarsi letale per l’umanità intera, un tanto delicato quanto problematico rapporto padre/figlia. Tutto questo è Project Schweigen, diretto dal regista coreano Kim Tae-gon e presentato in anteprima fuori concorso al 76° Festival von Cannes, all’interno della sezione Midnight Screenings.

Il dipendente di un’importante multinazionale, in cui si sta lavorando da tempo a un progetto segreto, parte in macchina con sua figlia per accompagnare quest’ultima nella sua nuova scuola lontano da casa. Improvvisamente, una fitta nebbia non permette di vedere più nulla e i due verranno coinvolti, insieme a numerose altre macchine, in un violentissimo incidente. Rimasti illesi, essi – insieme a numerosi altri viaggiatori come lorodovranno affrontare ben altri problemi, tra cui i costanti attacchi da parte di pitbull geneticamente modificati.

Adrenalinico, sondern auch, zeitweise, decisamente forzato e – ahimé! – addirittura involontariamente ridicolo, Project Schweigen ha tutto l’aspetto di un horror di serie B, sì complessivamente gradevole, ma che soffre eccessivamente di una sceneggiatura debole e a tratti prevedibile, oltre che di effetti speciali pacchiani e raffazzonati. Si ride (Oft, leider, anche involontariamente) durante la visione di Project Schweigen, das ja. und dennoch, zur selben Zeit, si è consapevoli del fatto che, già poco tempo dopo la sua uscita in sala, questo lavoro di Kim Tae-gon finirà inevitabilmente nel dimenticatoio. Sünde.

SPECIAL SCREENINGS

LITTLE GIRL BLUE di Mona Achache

Alla morte della madre, Mona Achache scopre migliaia di foto, lettere e registrazioni, ma questi segreti sepolti resistono all’enigma della sua scomparsa. So, attraverso il potere del cinema e la grazia dell’incarnazione, decide di resuscitarla per rivivere la sua vita e comprenderla. Luigi Noera hat es für uns gesehen (REVIEW).

BREAD AND ROSES di Sahra Mani

Bread and Roses è uno sguardo potente sull’impatto sismico delle condizioni di vita e dei diritti delle donne dopo la caduta di Kabul in mano ai Talebani nel 2021. Il film segue tre donne in tempo reale mentre lottano per riconquistare la loro indipendenza. Luigi Noera hat es für uns gesehen (REVIEW).

VIERZEHN TAGE

d64BLACKBIRD BLACKBIRD BLACKBERRY di Elene Naveriani

Una vera e propria ventata di aria fresca, all’interno del ricco programma di questo 76° Festival von Cannes, è indubbiamente il lungometraggio Blackbird Blackbird Blackberry, diretto dalla giovane regista Elene Naveriani, frutto di una coproduzione tra Georgia e Svizzera e presentato in anteprima all’interno della vierzehn Tage des Filmemacher.

Die inszenierte Geschichte, deshalb, è quella di Ethéro (impersonata da una straordinaria Eka Chavleishvili), una donna georgiana di quarantotto anni che gestisce un piccolo negozietto e che per tutta la sua vita (anche a causa di un complesso background familiare) non ha mai goduto appieno di tutto ciò che la vita stessa avrebbe potuto offrirle. einmal, quasi per caso, in seguito a un incidente in montagna a causa del quale avrebbe potuto perdere la vita, la donna si renderà finalmente conto che è arrivato il momento di “spiccare il volo”. A cominciare da un nuovo, improvviso e inaspettato amore. Il suo primo amore.

Blackbird Blackbird Blackberry è un grido di libertà. La scoperta di una nuova consapevolezza. Il ritrovato amore per sé stessi e una vibrante e pulsante voglia di vivere appieno tutto ciò di cui ci si è sempre privati. L’intero lungometraggio ruota attorno a Ethéro, il cui cambiamento interiore ben presto si manifesta anche all’esterno, magnetica com’è nella sua invidiabile sicurezza di sé. die Frau, schließlich, ha compreso il valore della vita e non vuole più sprecare il suo tempo rassegnandosi nel suo “vivere a metà”, né tantomeno preoccuparsi delle sue coetanee ormai realizzate e con una famiglia che altro non fanno che prenderla in giro.

Realismo e onirismo (particolarmente degna di nota – e quasi di felliniana memoriala scena iniziale in cui la protagonista, dopo essersi salvata dal suddetto incidente, vede l’immagine del suo cadavere circondato dalla gente) ben si sposano in Blackbird Blackbird Blackberry e insieme a una mai eccessiva sensualità rendono questo piccolo e importante lungometraggio di Elene Naveriani una piacevole sorpresa all’interno di questo Festival von Cannes 2023.

LE LIVRE DES SOLUTIONS di Michel Gondry

Otto anni dopo il suo ultimo film, Michel Gondry torna con un alter-ego dai tormenti burleschi. Marc, regista bipolare e paranoico, non sopporta il rifiuto dei produttori del suo film in lavorazione, i cui scorci di riprese fanno pensare al peggio. Accompagnato dal suo montatore, porta tutte le riprese a casa della zia nelle Cévennes, per completare il film secondo i suoi desideri. gleichzeitig, si sforza di rimandare il completamento del film, lanciando continuamente nuovi progetti, che sono altrettanti diversivi e vicoli ciechi, sia comici che inquietanti. (a breve la RECENSIONE).

KRITIKWOCHE

Compétition

d65SLEEP di Jason Yu

Un altro gustoso horror, stattdessen, è stato presentato durante questa sesta giornata di Cannes 76 im Inneren Woche von die Kritik. Wir sprechen über Sleep, opera prima del giovane regista coreano Jason Yu.

Die inszenierte Geschichte, deshalb, è quella di una giovane coppia in procinto di avere un bambino. Lui è un attore emergente, mentre lei è un’impiegata. Una notte, plötzlich, l’uomo inizia a soffrire di sonnambulismo, trasformandosi quasi in un’altra persona, decisamente pericolosa per sé stessa e per chi gli sta vicino. Sua moglie, sein Teil, è terrorizzata dal fatto che egli possa fare del male alla loro bambina appena nata e anch’ella, langsam, inizierà a soffrire di disturbi del sonno.

Forte di quanto realizzato in passato, Sleep es ist, de facto, un piccolo e genuino film di genere che nella sua semplicità riesce anche a mostrare una propria, spiccata personalità. der Direktor, sein Teil, si è avvalso di suoni fuori campo, di ombre che si muovono furtive, di notte, per casa e, non per ultimo, dell’onirico e di tutto il potente immaginario legato a esso. Il suo Sleep si fa, so, profonda metafora della paura di essere genitori, con tutte le insicurezze del caso. Il tutto, offensichtlich, messo in scena in modo originale ed estremamente personale. Una piacevole sorpresa all’interno di questa già di per sé variegata Woche von die Kritik.

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Marina Ängste

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